Mercoledì 23 Maggio 2018

*

ROMA, CITTA' DELL'ANIMA

*

........40 RITRATTI...........

*

Illustri  t u r i s t i

cjanno camminato

su  'sti sampietrini.

Quarcuno...evocato

viene  v i s i t  a t o.

Tanti l'hanno visti:

fermete un momento

lì a quer monumento

( de Villa Borghese ),

c'è GOETHE,quer genio,

che de sta città

ne volle cantà.

Ner diario dice

che a venì da lì

è stato  f e l i c e

d'esse stato qui.

C'è de fa 'na lista

come...disamina

de chi la amò Roma...

venuto da fòri,

e so' rose e fiori:

Città dell'Anima.

*

2

*

J.GOETHE,  eccelso

che qui c'è arivato,

e se  c a m u f f ò

( da tutti cercato ),

nun è figurato

da se nun s'è perso.

E l' Imperatore

ripercorse le orme

pe' donaje a Roma

'na statua sua, enorme:

ce se  c o n f o n n e

vedé tra le f r o n n e.

L'aprì Roma ar monno,

e viè ringrazziato;

a sta Villa, in fonno,

qui è 'no sceneggiato.

Ogni personaggio

è straordinario:

mente, anima e còre.

Tridimensionale:

omo universale;

romano onorario.

*

Sono già qui da sette giorni, e a poco a poco

si precisa nel mio animo un'idea generale di

questa città.

La percorriamo in ogni senso con scrupolo:

io familiarizzo con la topografia dell'antica

e della nuova Roma, osservo rovine ed edi=

fici, esploro questa e quella villa, lentamen=

te m'accosto alle maggiori bellezze e non

faccio che aprire gli occhi e guardare, che

andare e venire, giacché solo a Roma ci si

può preparare a comprendere Roma".

*

Johann Wolfgang Goethe

3

*

In ordine sparso,

de forma "divina":

AMADEUS MOZART !

Sentì alla "Sistina"

de 'na sopraffina

sonata. Inno apparso...

inedito   a l l o r  a ...

Ragazzo era ancora,

e la   s e r a   d o p o

lo sonò a memoria.

Li lasciò de stucco,

pensavano ar trucco,

ma lo dimostrò

su  le  partiture:

ar  volo  sonò...

sconosciute...pure.

Nella mente...tutto:

sonava de impegno,

e fu   p o p o l a r e.

Era  s o p r a f f i n o,

e da   r e g a z z i n  o

der genio già er segno!

*

4

*

L'apice è toccato

de  g e g n a l i t à;

subbentra bravura

e   c a p a c i t à...

bè, in questo qua:

NIETZSCHE ch'è sfiorato

dal "ramo" gegnale;

preso, bene o male,

ne rimase scosso;

delirava  a m o r  e

ner comporre versi...

dei pensieri persi.

Qui  a Via Barberini,

le strade dei...papi,

sostava ai giardini:

"Fontana delle Api",

e spesso de sera

ne la posa strana...

i m p a l a t o   l à:

i baffi  allisciava,

er celo guardava...

e quella fontana.

*

LA MIA ANIMA E' UNA FONTANA

*

E' notte.

Tutte le fontane zampillano

e parlano ancora più forte.

Anche la mia anima

è una fontana che zampilla.

E' notte.

Come d'incanto si destano

tutte le canzoni

degli innamorati.

Anche la mia anima

è la canzone di un uomo

innamorato.

*

Friedrich  Nietzsche

*

5

*

A  l' a m e r i c a n i

j' insegnò... l e t t u r a:

MARK TWAIN,pioniere

de  l e t t e r a t u r a...

Certo che fu dura;

solo due -  tre brani

de la Bibbia a lègge,

sverti come schegge

e, poi, gnente più

fino all'indomani.

La cosa nun stride

che li fece r i d e;

barbe  cjavevano

e probblemi pure;

però apprendevano:

j e  f e c e  l e  c u r e.

Bè, scrisse de Roma

( lui girava qui ),

l'hanno letto tutti:

fece bene ar còre

tutto er bonumore ?

S e  d i c e  d e  s ì !

*

UN SILENZIO IMPRESSIONANTE

*

Ma il sovrano di tutte le rovine

d'Europa, il Colosseo, conserva

la  riservatezza e l'isolamento

regale propri della maestà.

Fiori ed erbe pazze sorgono

dalle sue volte massicce e dai 

gradini, mentre i rampicanti

a frange dalle alte muraglie.

Un silenzio impressionante

si stende sull'enorme costru-

zione dove moltitudini di

uomimi e donne solevano

radunarsi nei tempi antichi.

Le farfalle hanno sostituito

le regine della bellezza di

diciotto secoli fa, e le lucer-

tole si intorpidiscono al sole

sul sacro trono dell'imperatore.

*

Mark  Twain

*

6

*

GOGOL' e fu amore:

era innamorato

dell'Italia e Roma.

Ar delirio ha amato;

era affezzionato

e cor batticore.

Roma accarezzava...

Roma...la sognava

e co' l'occhi aperti

l'unico a  volà...

ma così entusiasta

della Storia vasta

mai ce ne sarà

de amante mijore.

Voleva parlà,

scriveva de còre.

Su tutto mordace,

da "satiro" arguto,

è stato sconvorto

da un "virus" speciale:

"passione... virale";

girava qui...muto!

*

7

*

Roma lo ringrazzia

de le cose dette

( anche er Caffè Greco ),

cose benedette.

Viale Bernadette,

uniti co' grazzia

su sto monumento

se ferma er...momento:

è l'amore eterno

tra l'anime elette.

Fosse amore umano...

era disumano!

Ma questi du' amanti

se amano ner  vento,

fra l'angeli e i canti

ner celo de argento.

Nell'aria NIKOLAJ,

nun ce vjè disperso

l'aroma d'amore.

Stanno sempre uniti,

de gioia riempiti,

dentro un universo!

*

8

*

In giro c'è stato

STENDHAL, ambasciatore;

da Civitavecchia

stava sempre a core

pe' storie d'amore.

S'era innamorato:

stava quasi in coma

per la bella Roma!

Scriveva er diario:

ce metteva tutto,

STENDHAL ,Eccellenza,

sempre in  diliggenza

e, ar Pincio, indicava

cor dito laggiù...

er cocchiere annava..

frustino    all'insù;

lui je raccontava...

da...perde  la strada...

chissà quante vorte.

Faceva  lezzione,

era un bontempone...

vada come  vada...

*

8

*

EDGAR POE, er "gotico"

der colleggio inglese,

je fece descrive

( precoce ) le imprese

de le storie...accese.

A Roma ce girò

e se rattristò

ner vede' le pietre:

restò ammutolito.

Resti millenari

de quelli scenari:

civirtà sconfitte,

ne cercò la storia;

quarche vorta invitte,

ma c'era la gloria.

Dopo se incantò

e cercò quiggiù

affinità astrali

e, da americano,

se sentì romano:

che sorpresa fu!

*

I RICORDI CHE QUI

ALEGGIANO.

*

Noi pallidi marrmi

non siamo vani del tutto

non scomparve ogni nostro potere,

ogni sacralità

né ogni nostra magia, ogni nostra gloria

né quello stesso  mistero che giace in noi

e non i ricordi che qui palpitano,

che ci avvolgono tutt'intorno

e ci uniscono

in un abbraccio

che vale più di ogni gloria.

*

Edgar Allan Poe

*

9

*

Dalla Spagna venne

CERVANTES a... bòtte

co' i turchi a Lepanto,

l'ossa j'hanno rotte;

e quer Don Chisciotte

voleva riprenne...

però traccheggiava,

mentre se curava.

Era menomato:

senza de 'na mano,

ferito ner petto;

sempre a un angoletto.

Er senso artistico

stava a...dileguà:

ormai era un mistico

e in chiesa a pregà.

Miguel DE CERVANTES:

" Ma non posso vive,

devo finì el libbro...".

Venne un paesano

a fa lo scrivano:

e riprese a scrive.

*

UMILE E NOVELLO

PELLEGRINO.

*

O grande, o potente, o sacrosanta,

alma città di Roma! A te m'inchino

devoto, umile e novello pellegrino,

ammirato nel veder bellezza...tanta.

Non v'è parte di te che non sia esempio

di santità, perché tracciata fosti

sul gran modello della città di Dio.

*

Miguel de Cervantes

*

10

*

" Shelley, breve viaggio *

per curarmi il male...".

Dar celo romano

'na cura ottimale...

restò tale e quale;

spento quel raggio

er celo la meta

der granne poeta.

Nei suoi vent'anni

già in un empireo,

co' pochi abbitanti

fra loro parlanti.

Qui riposa in pace;

piante c 'è chi annacqua;

lui se ne...compiace:

"Nome scritto all'acqua",

si scrisse...epitaffio

sulla scarna tomba

a Roma, Aventino.

Nun so' tanti qua

co'...immortalità:

e KEATS...rimbomba!

*

* Scritto di Keats a Shelley.

*

11

*

Co' SHELLEY rimbomba:

vennero a morì

della stessa età.

Loro stanno qui...

le ceneri, sì,

vicine de tomba.

L'estremo lirismo

del romanticismo:

Keats e Shelley

ar Colle Aventino.

Pensiero che varia,

s'eleva nell'aria:

" Er sole splendente

le nuvole indora;

silenzio se... sente,

ma parlano ancora."

Poesia è pensiero,

le figure adombra:

se incontreno sempre.

L'angeli der coro

cantano  co'  loro:

un inno in quell'ombra.

*

12

*

OSCAR WILDE stava

giorni e giorni qua,

ar Colle Aventino.

Sempre...riti a fa

e, anche, a declamà

Keats, che lui amava.

Pensieri teneri

alle sue...ceneri.

In Wilde viveva

l'anima de John.

Capiva er perché:

"Lui" era dentro de se.

Liriche leggeva

e, dall'emozzione,

pure ce piagneva:

c'era la fusione

de idee e pensieri.

Dei fiori de serra

in vasi lasciava

(tutto era affidato

 a un incaricato),

e dopo...Inghilterra.

*

E QUI...

*

E qui verso la patria volgo il viso

poi che concluso è il mio pellegrinaggio

sebbene io pensi che il sanguigno sole

mostri la via laggiù di Roma santa.

*

Oscar Wilde

*

13

*

A Campo de' Fiori

passava quarcuno

e ANDRE' GIDE in piazza,

l'ore sarvoggnuno,

stava lì da "Bruno"

( la statua là fòri ).

Impalato là

ce stava a...parlà:

" Bruno eri testardo,

potevi di sì...

te ne stavi in pace,

e invece la brace...

So' documentato:

ho letto er libbrone;

nun t'ha sopportato

"santinquisizzione".

Pareva 'na pesca:

tutti nella rete...

quelli senza fede;

tu, però a ogni costo...",

uno j'ha risposto:

" So' scherzi da prete!".

*

QUELLA TERRAZZA DEL PINCIO

*

Ero seduto in questo giardino;

non vedevo il sole; ma l'aria

brillava di luce diffusa, come

se l'azzurro del cielo diventas=

se liquido e si sciogliesse in

pioggia. Sì, veramente, vi era==

no delle onde, dei mulinelli di

luce; sul muschio scintille come

gocce; sì, veramente, in questo

grande viale si sarebbe detto

che piovesse luce, e tra il gron=

dare dei raggi schiume dorate

restavano all'estremità dei rami.

*

André Gide

*

14

*

Spiriti nobbili

su Roma hanno detto

delle Achitetture

quarcosa d'effetto

e quasi perfetto.

Adesso, immobbili,

vengono citati...

ormai inascoltati.

"Spirito libbero",

scrive l'esistenza

parco ner parlà:

ALEXANDERMA'.

Calabbrese  puro,

de Roma ne scrive

nei giorni ar suo "muro"

e finché ce vive.

Mica da esibbì:

le parole... Arti:

senso della vita

per ciascuno dosa

la più adatta cosa:

"...non so raccontarti."

*

C O S A

*

Quanto più bella

saresti tu

premuta schiacciata

contro il foglio

per sempre

in lunghissima catena di parole

senza occhi o bocca

capelli o mani

senza voce

quanto più vicina

saresti

forse meno presente

ma più vera

danzatrice di ghiaccio

tutte le volte che vuoi

pensiero

Signora della nebbia

infinito inganno saresti

senza più il trucco

della naturalità

*

Ma io non sono capace

di raccontarti.

*

AlexanderMà

OUTTAKE

Casa Editrice

OGGINO 1997

*

15

*

JOYCE, de l'Ulisse,

irlandese colto;

qui ne scaturì

l'idea che ha raccolto

e je piacque molto

che questo lo scrisse.

Alloggiò al  "Rione",

e lodò  er " nasone "

simbolo de vita

ch'è d'adorà per lui:

fontanella già,

j 'ha dato da fa:

a ognuna ha bevuto,

forse l'ha ispirato

ner libbro venuto

bene e consacrato.

"Dedalus", novello,

lui girava ovunque:

se prenneva appunti.

Divenne un "tesoro":

già, è capolavoro

ch'è letto dovunque.

*

16

*

HERMAN MELVILLE scrisse

tutti i turbamenti

nello stile epico;

e dei sofferenti

le storie e i lamenti.

A Roma un pò visse

co' la sua sapienza.

Venne in diliggenza,

pieno de dolori:

buche e sampietrini...

un esordio...ognuno:

dolori a ciascuno!

Dopo strattonate,

ar " Caffè Greco " era

nelle mattinate...

oppure alla sera.

Poi, pe' statue annava;

comunque  era  là:

" San Pietro in Vincoli ",

pe ' na lunga sosta,

dove ce sta esposta

sempre " La Pietà ".

*

17

*

Roma dei Cesari,

città cancellata;

FLAUBERT imprecò

d'avella trovata

da chiese occupata,

dei santi più vari.

Invasione ar dunque:

ovunque e dovunque

tonache e tonache

color fuligggine.

Ar Colosseo annò...

se traumatizzò!

Un crocione ar centro

e cappelle attorno...

'na colica dentro

e fegato ar forno!

Versò er calamajo:

pruriti spuntati,

se grattò a rinfusa.

Er colpo subbì

e Flaubert così

scrisse: Disgrazziati!

*

A Louis Bovillet, Roma, 1851:

Immagino, vecchio mio, che tu

sia curioso di conoscere le

mie impressioni su Roma...

...

Quello che hanno fatto poi

del Colosseo è veramente

incredibile!  Disgraziati!

Hanno messo una croce in

mezzo al circo e tutto intorno

all'arena, dodici cappelle da

cui escono, come formiche,

processioni di monaci.

*

Gustave Flaubert

*

18

*

ANATOLE c'è nato

tra quei libbroni,

cominciò  così.

Distingueva i bòni

ner sentì dei soni:

libbraio ar Senato.

L'aspetto ieratico

del dotto estatico;

passò ar Caffè Greco:

ce venne pe' sbajo.

Girava de notte:

de Roma le rotte

se le ricordava;

che memoria, ammappa.

Se le ripassava

come s'una mappa.

Tutto rivedeva:

corsa delle Bighe,

lì dentro er Colosseo,

tutto a immagginà:

nella notte a scovà...

sempre storie antiche.

*

Il sole, sceso dietro il Cam-

pigoglio,colpiva con i suoi 

ultimi raggi l'arco trionfale

di Tito sul colle Velio; il cie-

lo al cui occidente navigava

la luna bianca,

rimaneva turchino come

in  pien meriggio.

Un'ombra eguale, tranquilla

e chiara empiva il Foro silen-

zioso.

*

Anatole France

*

19

*

Quell'infanzia triste

l'ha condizionato

RAINER RILKE.ovunque

ce s'è rattristato

( e s'è incavolato ),

a vedé conquiste!

" Il buio qui incombe

con file di tombe,

e senza valore,

di quell' Appia Antica ...".

Je uscì ...madornale,

stava proprio male:

" Novecentotre,

la disperazione...

chiuso er " Bar-Caffè ":

nun c'è soluzzione.

Rilke...insensibbile?

No, ma tenebbroso.

A Roma era così;

c'era a dije " Ahò,

ripijete un pò...",

ch'è pure affettuoso.

*

UN CHIOCCOLIO SOMMESSO

*

Due coppe: e l'una che sovrasta

l'altra, erette entrambe sulla tonda

vasca di pietra antica.

Defluisce l'acqua pacatamente,

dal supremo labbro,

sull'acqua che, di sotto, attende

e posa.

E questa tace, mentre l'altra parla

un chioccolio sommesso; e guarda

il cielo,

che con dischiusa mano, in gran

mistero, quella le svela, di tra il

verde e il buio,come una occulta,

sconosciuta cosa.

Entro la coppa, placida si espande,

cerchio da cerchio, senza nostalgia.

Solo, a volte, trasogna; e si abban-

dona lungo i penduli muschi,

a goccia a goccia.

*

Rainer Maria Rilke

*

20

*

JAMES ne scriveva,

sempre ne parlava;

Roma ha "pennellato":

" Il sole calava,

l'aria indorava...",

stando qui "viveva"

storie dell'Impero...

tutte ner pensiero.

Già, stati d'animo

d' e m o t i v i t à:

"Solo impressione

di una sensazione...".

Mica de le imprese,

ma quelle impressioni...

a Villa Borghese:

che splendidi doni!

Scrittore a "colori":

resta quer colore

che ha lasciato scritto.

Ognuno de qui

dev'esse' così...

ma proprio...de còre!

*

RITRATTO DI SIGNORA

*

" Il sole aveva cominciato 

a calare, l'aria s'era fatta

d'oro e le lunghe ombre

delle colonne spezzate 

e degli informi piedistalli

parevano riposare sul 

campo delle rovine ".

*

Henry James

*

21

*

DICKENS da " borghese"...

p o v e r o   f i n ì 

ar vicolo a  Londra;

d a   r a g a z z o ,  l ì,

d e   s c r i v e ,  riuscì,

n e r   p e r f etto inglese,

f a t t i   p o p o l a r i

e  r i c o r d i  amari,

detti d'appendice...

scritti sui giornali.

Pieni d'emozzione

e de  commozzione;

ma qui, a Roma, gnente:

San Pietro, marameo...

a girà...nun sente...

però, lì , a r  Colosseo

restò f u r m i n a t o:

dall'arba ar tramonto

c e   r i m a s e   l ì.

Ce tornò ogni giorno

a giraje attorno;

è questo er racconto:

*

La visione del Colosseo è uno

spettacolo talmente singolare

e suggestivo, anche oggi, che

i visitatori possono, appena

entrati,avere la visione della

smisurata mole quale era un

tempo.

E' lo spettacolo più impressio=

nante, più imponente, più ma=

estoso, più solenne e più lacrime=

vole che la mente umana possa

concepire.

*

Charles Dickens

*

22

*

CHATEAUBRIAND, nobbile

decaduto ormai;

casa proletaria,

risse e tanti guai:

nun s'arrese mai.

Ner monno mobbile,

"penna" eccezzionale,

l'Ambasciata vale.

Roma papalina,

sopra i pagani:

casa dei Cesari

e scampanii vari.

Da San Pietro er sono,

su statue lontane,

sona bono-bono

eco de campane.

Romantico fu

e contro la guerra:

tutto in Ambasciata.

Arfiere d'amore,

sempre in alto er core...

co' i piedi per terra.

*

27 giugno 1803

*

Eccomi qua finalmente! 

Tutta la mia freddezza è svanita.

Giunto al tramonto del sole, ho

trovato tutto il popolo che anda=

va a passeggio nell'Arabia deser=

ta alle porte di Roma: quale

città, quali ricordi! Non saprei

dirvi ciò che  si prova quando Roma 

vi appare a un tratto in mezzo al

suo vano regno, inania regna, e

sembra alzarsi per voi dalla tom=

ba ove era giacente.

La folla dei ricordi, l'affluire dei

sentimenti, vi opprimono.

*

Francois-René,  de Chateaubriand

*

23

*

Sì, MANN in città,

a Torre Argentina,

e poi ner soggiorno

andò a Palestrina.

Tornava a mattina

e sempre a viaggià.

Qui ce resisteva:

leggeva, leggeva...

però le campane

(quelle de giornata),

l'hanno dissuaso:

nun se n'andò a caso.

Scriveva? Era raro...

sentiva a sonà...

sempre un campanaro

stava a lavorà.

" I Buddenbrook ", qui,

cominciò a scrive:

cinquecento fojj.

Campane? Va là:

s'er genio ce sta...

ce pò sopravvive!

 

*

LO SPIRITO DELLA STORIA

*

Da ogni parte giunge

il suono delle campane,

sia nella parte alta che nella parte bassa

della città dalle Sette Basiliche.

Risuonano le campane dell'Aventino,

dalle sacre alture del Palatino

e da San Giovanni in Laterano;

risuonano sopra la tomba di colui

che ha in custodia le chiavi vaticane.

Dall'Ara Coeli,

da San Paolo fuori le mura.

Ma chi suona le campane?

E' lo spirito della storia.

*

Thomas  Mann

*

24

*

" Non  sono  d'accordo,

p e r ò  ti  d i f e n d o

p e r  q u e l l o  c h e  dici...",

e  se andò accendendo

e poi diffondendo.

Diceva: " Non  scordo

di  chi  è  la  conquista

di  idea illuminista.

Già, Marco Aurelio

e  fu " illuminismo ".

VOLTAIRE a Roma venne

co' le sue...  antenne:

nel  pensiero  fiero...

captò  anche  Traiano;

" l i b b e r o pensiero"

del   progresso umano.

Tracce  pure in Tito

della  tolleranza :

g i à  e r a  civirtà:

se chiede er permesso,

se ottiene er progresso:

è la storia che avanza!

*

IL TEMPIO PIU' ARDITO

*

L' opera che dette alla Roma m o d e r n a

qualche superiorità sull'antica fu la cupola

di San Pietro.

Non restavano sul mondo che tre monu=

menti antichi di questo genere, una parte

della cupola del tempio di Minerva ad

Atene, quella del Pantheon di Roma e

la grande moschea di Costantinopoli,

un tempo chiamata Santa Sofia, opera

di Giustiniano.

*

V o l t a i r e

*

25

*

Un libbro da scrive,

ce venne a trovà

(ce restò un mese),

E M I L E  ZOLA,

celebbre de  già.

Er ricordo vive

de quanno girava

e ovunque annotava:

taccuino in mano

dovunque scriveva.

Scriveva d'er prete

de...laica sete:

ner "naturalismo"

quer "sacro" bagno

e der socialismo

divenne compagno.

Ar papa Leone,

j 'era stato detto

e ce trasalì:

" E' " Roma" er seguito?

Ma nun  verrà edito; (*)

sarà maledetto!".

*

(*) Libro messo all'indice

da papa Leone XIII .

*

" R O M A "

*

Sotto il cielo d'un azzurro intenso,

Roma si stendeva all'infinito, impor=

porata e dorata dal sole obliquo.

Lontano lontano, gli alberi del Gia=

nicolo chiudevano l'orizzonte con

la loro cinta verde, di un verde lim=

pido di smeraldo, mentre a sinistra

la cupola di San  Pietro, scolorita

dalla luce troppo viva, aveva il pal=

lore azzurro di uno zaffiro.

Poi veniva la città bassa, la città ros=

siccia, come cotta da secoli, da esta=

ti ardenti, la città, così pacata allo

sguardo, così bella grazie alla vita

intensa del passato, un ammasso

confuso, senza limiti, di tetti, torri,

cupole e campanili.

*

Emile Zola

*

26

*

Le note distese

de "Roma" ( sinfonia),

so' musica pura.

Stava all'Accademia,

BIZET , dentro 'na via,

lì a  Villa Borghese.

Era incline al riso...

da quer paradiso!

Chiamato "Mozart",

bastò la "Carmen".

Più in basso ce sta:

lo pò giudicà:

tre anni d'esperienza,

ne scerse i valori;

nun ne fece senza

d'Arte e de colori.

Raffaello "inseguì";

Mozart  lo sentì;

Gounoud, je lo insegnò.

"La Scuola d'Atene"?

Beh,lui ce se sviene...

a quer punto...lì!

*

NON POSSONO CHIUDERCI

IL LORO CIELO

*

Mi attacco a Roma ogni giorno di più.

Più la conosco e più l'amo. Tutto è bello

qui,. Ogni strada, sia pure la più sudicia,

è tipica; ha un suo carattere singolare,

o qualcosa dell'antica città dei Cesari.

Particolare stupefacente, gli oggetti

che più mi urtavano alla prima entrata

in Roma, fanno ora parte della mia

esistenza: le Madonne ridicole al

disopra delle lampade votive, la

biancheria stesa alle finestre, il fie=

no in mezzo alle piazze, i mendicanti.

*

Georges Bizet

*

27

*

De IBANEZ, trofeo

resta, "Sangue e Arena":

vita der torero

(storia piena piena),

lui, er toro sderena

e, fa er piagnisteo.

De lui ce se fida...

senza la... corrida:

er giornale "Pueblo"

lo fonda e dirigge:

er popolo lègge,

è quasi 'na légge.

Ma j'hanno sparato, 

da dietro un murone,

e ce s'è sarvato

pe' quer cinturone.

Fondò 'na Colonia,

i lavori avviati

nella Patagonia.

Nun riuscì a sarvà

i tori de là:

vizzi d'antenati!

*

QUI SI RESPIRA L'ANTICHITA'

*

Di tutti i monumenti della Roma antica,

quello che conserva meglio la sua pri=

mitiva bellezza è il Pantheon, costrui=

to da Agrippa, genero d'Augusto.

Non è sfuggito dall'essere, come gli

altri monumenti dell'antichità, saccheg=

giato dai pontefici; però questi si con=

tentarono di smantellargli le lastre di

metallo, ch'erano il suo migliore orna=

mento, e lasciarono libera la pietra,ri=

spettando una cupola audace che me=

raviglia l'architettura moderna nel sus=

sistere dopo venti secoli.

*

Vicente Blasco Ibanez

*

28

 

LISZT, a via Sistina,

qui a Roma abbitava;

mentre a Villa d'Este

l'orchestra guidava

e   anche lui sonava

musica...divina.

Virtuoso pianista,

è fra i grandi Artisti:

a comporre eccelso

in musiche sacre...

sòni  oratoriani

e, nei francescani,

( viste quelle doti ),

ce se fece frate:

che se prese i voti

e divenne abbate.

" Scrivetemi  ( ai cari ),

al Foro in Convento...

scrivetemi qua...

sì a Roma città...

la porterà il vento!"

*

PROPRIO IN MEZZO AL FORO.

*

Per non contrariare delle persone che

mi sono affezionate, ho lasciato per l'

inverno la mia dimora prediletta alla

Madonna del Rosario e dal giorno di

Santa Cecilia, 22 novembre, abito a

Santa Francesca Romana, col suo bel

campanile in un magnifico appartamen=

to, situato in una posizione ancora più

splendida, proprio in mezzo al Foro, di

fronte al Palazzo dei Cesari, esposto in

pieno sole.

*

Franz Liszt

*

29

*

Er " Nobel " se prese:

" l 'impronta"  sta lì,

cappella " Quo Vadis ".

Scrisse SIENKIEWICZ:

" Gesù passò qui,

a una delle chiese."

E' Roma, via Appia,

è bene che se sappia.

San Pietro scappava,

Gesù lo bloccò!

Tutto er monno sa

de 'st'impronta qua.

Qui volle la chiesa,

sì, quer cuppolone

( dopo lunga attesa ),

come un solleone!

Era de cultura,

pe' palati fini...

divenne de massa:

tutti qui a vedé

se quer "piede" c'è:

quanti pellegrini!

*

UNA VERITA' INDISCUTIBILE

*

Strani pensieri si affollano alla mente

del viaggiatore quando viene a trovar=

si in questo posto glorioso faccia a fac=

cia col passato.

Tutti i ricordi, tutto quel ch'egli conosce

della storia di Roma, tutto quel che ha

letto e imparato, e che malgrado-lo sfor=

zo dell'immaginazione-gli appariva sem=

pre come qualcosa di confuso, di fantasti=

co, di leggendario prende vita al suo 

sguardo, si drizza in forme palesi ed evi==

denti come una verità indiscutibile.

*

Henryk Sienkiewicz

*

30

*

Scrisse " I Moicani ":

divenne famoso;

l'hanno letto tutti,

perché avventuroso.

COOPER (quello è...coso),

quanti nomi strani!

Però ar " Caffè Greco ",

nun so se me spiego,

era famijare:

" JAMES " e per tutti.

La strada per... casa,

de gioia era invasa;

in mezzo alla gente,

curioso, viveva;

la teneva a mente

e poi ce scriveva.

Ar Pincio, ar balcone,

ce stava delle ore

co' quer cannocchiale

guardava qua e là

e ne la città

cjà un pezzo der còre!

*

" Da tutte le parti si ergevano cupole

sopra i tetti piatti; e quella di San Pietro,

benché meno imponente di come la fan=

tasia se l'era immaginata, era relativamen=

te grandiosa e superba.

La Campagna circostante apparentemen=

te deserta,

gli archi rotti degli acquedotti e forse le ve=

stigia del passato le davano un alone di su=

blime solitudine.

Passammo sotto un acquedotto e ci avvici=

nammo alle mura, senza ombra di dubbio

proprio le antiche mura di Roma! " 

*

James Fenimore Cooper

*

31

*

Non subbito l'amò:

WOOLF era  delusa

ne le prime volte;

poi ne chiese scusa,

e ne era confusa,

La  Campagna... ahò,

de quelle impressioni,

quelle sensazioni:

colline de olivi;

er gregge ar pascolo...

come 'na carezza

su de 'na bellezza.

E da sto ricamo

je scoppiò l'amore:

" E' l'unica che amo:

l'odore, il colore...".

Lei, ipersensibbile,

Roma, ormai, l'amava

e co' i quattro sensi...

ma, non sufficente,

la teneva a mente...

e poi la sognava.

*

(Virginia Stephen Woolf)

*

32

*

TURGENEV scriveva,

da frequentatore,

dentro er "Caffè Greco".

Ar tavolo le ore,

e, dar primo albore,

er  caffè  beveva.

Era un  "carburante"

per le storie...tante:

epico er genere;

poi a prenne er fugone.

Roma a riggirà,

come pe' adorà:

je sembrava un sogno.

Lui era generoso,

e a chi cor bisogno

je c'era... famoso...

dicevano: "Eccolo...

quarcosa ce dà...";

a tutti 'na mano.

Così, vòi o nun vòi,

Dostoevskij e Tolstoj

li volle sarvà!

*

A Baden-Baden, al gioco d'azzardo,

persero tutto e, Ivan  li aiutò a tornare

in Russia.

*

IMPRESSIONI MUSICALI

*

Che città meravigliosa! Ieri ho girato

per più di un'ora fra le rovine del Pa=

lazzo dei Cesari e mi sentivo penetra=

to tutto da un sentimento epico.

Una bellezza immortale intorno e in=

sieme la nullità di tutto ciò che è ter=

reno, e nella nullità stessa la grandez=

za, qualche cosa di profondamente

triste, di conciliante, che solleva l'ani=

ma.

Non è possibile riprodurre questo sen=

timento.

Sono impressioni musicali che meglio

di tutto potrebbero essere rese dalla

musica.

*

Ivan Sergeevic Turgenev

*

33

*

De la libbertà

LORD BYRON ne scrisse

lì dove nun c'era

( e qui co' noi visse),

poi ai greci lo disse

e    j' arivò   là.

E dai "carbonari",

attraverso i mari,

ad Atene entrò,

come patriota!

Slancio romantico,

nun solo ar "Cantico".

E  lì  l 'esistenza

anche a lui sfuggì,

co' la sofferenza

de   vedé   così.

Se immedesimava

ne la gente oppressa

e dovunque annava.

Adesso è coperto,

però s'è scoperto...

de girà nun cessa!

*

CITTA' DELL'ANIMA

*

*O Roma! Patria mia! Città dell'anima!

Gli orfani del cuore devono rivolgersi

a te, Madre solitaria di morti Imperi !

E debbono dominare le loro piccole

miserie nei loro cuori chiusi.

Che cosa sono i nostri dolori, le no=

stre sofferenze?

Venite a vedere il cipresso, ad ascol=

tare il gufo, a percorrere faticosamen=

te il vostro cammino a traverso i gradi=

ni di troni e di templi infranti: ai nostri

piedi si stende un mondo fragile come

la nostra argilla.

Ahimé!  L'eccelsa città!  Ed ahimé! 

I trecento trionfi, ed il giorno in cui Bru=

to fece sì che il filo del pugnale sorpas=

sasse la spada del Trionfatore nella

conquista della fama!

Ahimé, per la voce di Cicerone, per il

canto di Virgilio, per la colorita pagina

di Livio!

Ma questi costituiranno la sua risurre=

zione; tutto il resto è rovina.

Ahimé pel mondo, dacché mai più ri=

vedremo la luce che brillava nel suo

occhio allorché Roma era libera!

*

George Gordon Lord Byron

*

34

*

Nato  proletario,

ma ANDERSEN è...Re...

( de tutta l'infanzia ),

delle Fiabe, mbeh...

che scrisse da sé.

A Roma, un diario,

tutto lo trascrisse

e, fino a che visse,

l'idee l'attingeva.

Se ne alimentò,

inesauribbile,

quante, incredibbile!

Quasi duecento,

le scrisse gioiose,

e un piccolo vento

le sparse prezziose.

Forse se leggono,

sarà...   rarità...

ma un mondo s'aprì.

Tra i primi bisogni

c' èr mondo dei sogni:

la  Fiaba  sta  là!

*

SI ARRIVA FUORI PORTA

*

Un giovane pittore danese mi portava

spesso con sé nelle sue brevi passeg=

giate fuori porta.

Io non lo disturbavo mentre egli ese=

guiva qualche bozzetto, ma quando

aveva finito si chiacchierava e si di=

vertiva a sentirmi parlare perché in

quel tempo aveva appreso meglio

la nostra lingua.

Una volta ci si diresse verso il Co=

losseo e sempre fra muri alti e bian=

chi, dietro i quali si intravedevano

talvolta vigneti ed avanzi di antiche

terme, si arrivò fuori porta.

Il sole bruciava e i carrettieri che

trovavamo lungo la strada se ne ri=

paravano stando nelle capannette

di frasche dei loro carri dentro le

quali dormivano tranquillamente,

mentre i cavalli, lasciati a se stessi,

camminavano per la via conosciu=

ta, sonnolenti, mangiucchiando il

fieno che in un fascio stava appe=

so a un loro fianco.

Giungemmo così alle grotte di

Egeria, dove facemmo colazione

mescolando il vino portato con

noi alla fresca polla d'acqua che

scaturiva dalla grotta.

Le pareti, il fondo di questa, eran

coperti di una folta cortina di verde

come una tenda di seta e intorno al=

l'ingresso cresceva folta l'edera co=

me i pampini delle viti in Calabria.

*

Hans Christian Andersen

*

35

*

Genitori artisti,

lui compositore

vinse "Prix de Rome":

venne da autore

e fece furore.

Quell'inni...mai visti:

l'Ave Maria...arcano,

e ner Vaticano,

l'inno de Città:

Marcia Pontificia.

Liturgico er canto,

de San Pietro er vanto!

Qui era trasognato:

GOUNOD su guardava

e, all'inno trovato,

felice...  sartava.

Già, leggeva su

quelle sacre note:

contento...piagneva!

Fra le più alte mete

er "Faust" ( de Goethe),

la fama riscote.

*

UN VASTO CRATERE

*

Una località prediletta dei dintorni di Roma

era il villaggio di Nemi col suo lago che ap=

pare all'occhio in fondo a un vasto cratere,

circondato da boschi folti.

Il giro del lago lungo la strada superiore è

una delle più incantevoli passeggiate che

si possa pensare: nelle giornate limpide,

verso il tramonto, vidi il mare dalle alture

di Genzano, e me ne rimase un ricordo

affascinante e incancellabile.

I dintorni di Roma abbondano di località

ammirevoli, e danno al viaggiatore e al

turista la possibilità di un' interminabile

serie di escursioni: Tivoli, Subiaco, Fra=

scati, Albano, Ariccia e mille altre locali=

tà tante volte ritratte dai pittori.

*

Charles- Francois Gounod

*

36

*

DOSTOEVSKIJ qui,

in Russia lasciato,

però non indenne.

Momento cercato...

l'aveva trovato.

Ma  se pò capì:

che  ne fu distratto

da quer grave fatto.

Ce venne triste,

senza trascurà,

contro dittature,

tutte le sue "cure":

" Cor democratico

ce se pò parlà;

ma s'è dogmatico

è mejo scappà...

Zar- Imperatore?

C'era da sta zitti...

se  nò la Siberia...".

Da mattina a sera

a pensà lui c'era:

stava co' l'afflitti.

*

Quante volte, fin dall'infanzia,

ho sognato di andare in Italia.

*

Fedor Michailovic Dostoevskij

*

37

*

DUMAS ce veniva

quann' era impegnato

su quer "Montecristo"

anche qui ambientato;

che gloria j'ha dato:

trionfo co' evviva!

L' esordio, perfino

brindisi cor vino,

e poi a profusione.

Famoso ner mondo,

è nei miti veri

co' "I tre Moschettieri".

E fu "giocarello"

fatto co' l'impegno

ner facce er duello

co' spade de legno.

Quei regazzini

l'avevano letto;

lui se li guardava.

"Devi esse' convinto...

D'Artagnan ha vinto!",

je faceva effetto.

*

TRA LUCERTOLE E CICALE

*

Ho appena fatto, sotto un sole romano

a 35 gradi, le quattro o cinque leghe

che separano Albano dalla città eter=

na, senza altra sosta che un istante

passato in mezzo a lucertole e cicale

nella tomba di Cecilia Metella.

Lei sa che è lungo questa via che il

protagonista del romanzo, Isaac  La=

quedem, arriva a Roma: benché io

abbia fatto questa strada sette o otto

volte, ho voluto rifarla ancora per ve=

rificare i miei ricordi, aggiornandoli

e aggiungendo delle note prese sul

posto.

Domani mattina scendo a visitare le

catacombe.

Ho trovato delle ottime piante della

Roma di Augusto e di Nerone, un'

eccellente carta del Lazio antico,

ma non riesco a trovarne una sulla

Alessandria di Cleopatra.

*

Alexandre Dumas

*

38

*

IBSEN, " Sor Pampurio",

er mondo girava,

ma se fermò qui.

Drammi elabborava,

già alla fama...stava:

nome su...Mercurio.

Piazza del Popolo:

quanti norveggesi

l'hanno aspettato

e l'hanno salutato:

de la Patria onore;

lui riconosciuto

mejo..."ambasciatore"

de "morale" acuto.

Eletta a "rifuggio"

'na dimora strana,

ma per medità...

le pecore sente

e pure sovente:

Campagna romana.

*

Sor Pampurio arcicontento

del suo nuovo appartamento.

(Fumetto popolare).

*

LA STATUA DI MELPOMENE

*

Hai presente la musa tragica che si

trova nella sala fuori dalla rotonda

del Vaticano?

Nessun'altra opera scultorea è stata

per me così pregnante di rivelazioni.

Sento di poter dire che attraverso 

questa statua ho scoperto l'essenza

della tragedia greca.

La gioia indescrivibilmente sublime,

la grande calma nell'espressione

del volto, il capo cinto da una  ricca

corona di foglie, che ha un non so

che di divinamente baccantico e 

delirante, gli occhi che guardano

dentro di sé e al tempo stesso

attraversano e superano ciò su

cui si posano: la tragedia greca

era esattamente questo.

*

Henrik Ibsen

*

39

*

Poliedrico artista:

preferì  scrittura,

ma CHESTERTON c'ebbe

successo in pittura:

la scerta fu dura.

Primo della lista,

ottenne alte mete:

Padre Brown( er prete),

decise la strada

che, poi, preferì.

Libbri ha scritto a pile

co' ironia e lo stile.

Cercò com' er pane,

andando dovunque,

qui a Roma, fontane;

ne pennellò ovunque.

Ce n'è centinaia:

sembra confusione;

ma c'è la loggica

ch'è vista co' cura

dall'Architettura...

e, poi, c'er " nasone ".

*

IL SENSO DI COSE SEGRETE

*

E quando ritrovai quella parola

compresi il paragone che osses=

sionava il mio spirito; mi accorsi

che Roma è la Roma delle fonta=

ne perché ovunque vi è il senso

di cose segrete spinte dal basso

verso l'alto.

I tritoni potevano cavalcare nell'

aria come se fossero divinità del

cielo e non del mare, essi pote=

vano suonare nelle buccine ra=

pite agli abissi come se fossero

trombe del Paradiso, ma la loro

esultanza era dovuta al fatto di

aver riportato alla luce cose som=

merse e ripescato tesori inabissa=

ti e averli fatti brillare all'ardente

sole d'Italia.

*

Gilbert Keith Chesterton

*

40

*

E' dello scenziato

er fijo scrittore;

studioso de Dante

e, per lui er  valore

da dové rincore.

Luì, qui, ha viaggiato:

AMPERE, "Rome et Dante",

studio interessante:

ne cercò scritture,

ne cercò pensieri;

diceva a memoria

la Divina...storia;

ma, per distrazzione,

se ficcava ar "Foro"...

un pò ar Cuppolone

a sentisse er coro.

I resti de Roma

tutti nelle chiese,

portati dai papi.

Marmi rimediati

e, anche, tajuzzati...

ma chi li difese?

*

RICORDA UN ATTO DI VANDALISMO

*

Ciò che è sfuggito rischia ora di scom=

parire, trasformato in coppe, fermacar=

te e altri gingilli che tutti i fannulloni

d'Europa portano via per ricordo; c'è

da ringraziare il cielo quando non

spezzano il naso di una statua o la fo=

glia di un capitello per rubare stupi=

damente un pezzo di pietra!

E' il saccheggio in piccolo dopo il

brigantaggio in grande.

*

Jean-Jacques Ampèr

*

lunedì, 15 febbraio 2016

-

Tratto da:

Renato MAMMUCARI

ROMA, CITTA' DELL'ANIMA

2008 EDIMONT

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