Mercoledì 13 Dicembre 2017

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OMAGGIO A VINCENT (STROFE 60)

Paesaggio e con cielo tempestoso

*

1

Paesaggio e con cielo tempestoso:

Vincent spazia nelle vaste distese

e, con quelle pupille così accese,

ci si raccoglie a meditare,ombroso.

 

Accarezza nelle campagne estese

le tonalità di quel verde ondoso

delle sfuggenti nuvolaglie appese:

è dentro di se quel blu tenebroso.

 

Il pittore vive tutti i tormenti

delle visioni piene di squallore:

ne avverte tutti quei sentimenti.

 

Sente della terra battere il cuore,

all'unisono e con tutti i viventi;

però nel suo c'è l'estremo dolore.

*

2

La stanza di Vincent ad Arles

C'è Vincent ad Arles, nella camera,

e nella mente appare una visione:

uno squarcio c'è nella costrizione

di rimanere chiuso e fino a sera.

 

C'è la frenesia dell'ispirazione,

è delirio, è nella natura altera:

è quel cercare nella confusione

un colore, nel giorno di bufera.

 

Poi, cercarlo con un pò d'affanno,

il vederlo ancora là in lontananza;

avvicinarsi piano a quest'inganno.

 

Rincorrere l'idea che gli danza,

perchè così resta senza malanno:

dipinge con furore nella stanza.

*

Paesaggio al tramonto

Questo paesaggio con cielo scuro:

oramai è alla fine del tormento,

Vincent si trova sopra di quel muro

dove sbanda e vacilla il sentimento.

 

Dentro dilaniato, pensiero oscuro,

all'idea aggrappato nel momento;

e lassù viene sferzato dal vento,

ed il percorso gli diviene duro.

 

Le nuvole, basse e incenerite,

soffocano l'erba nella campagna,

sotto folate dense e insistite.

 

Tutto nei propri visceri ristagna,

quelle tristezze sempre l'avvertite

sono angosce che la lacrima bagna.

*

4

Casolari con il tetto di paglia a Cordeville

E' Van Gogh nell'ottocentonovanta:

ci sono cascinali a Cordeville.

Di alberi se ne conficcano a mille

nel cuore con disperazione...santa.

 

Quella natura dentro gli si schianta,

le case penetrano e come spille;

tutto gli si oscura,tutto si ammanta,

e pianto e sudore scorrono a stille.

 

E lui rovescia la sua sofferenza

in un cielo livido di cobalto;

dove la paura trova aderenza

 

nelle stoppìe accese di giallo malto.

Ne viene bruciata la sua coscienza 

da nuvolaglie fosche, lassù in alto.

*

Campo d'orzo con falciatore

*

Ecco il campo d'orzo con falciatore,

nel pomeriggio e laggiù c'è la casa,

e la sua mente ne rimase invasa

mentre falciava con grande furore.

 

Questo orzo è ribollente di calore,

e lancia fuoco la radura rasa.

Lui non sente più nemmeno dolore,

ed ha pensiero per quando rincasa.

 

Il sole ha bruciato la giornata: 

laggiù, le montagne brulle,contorte,

la volta in cielo hanno lacerata

 

con l'alto e frastagliato contrafforte.

Così Vincent avverte quella unghiata:

vorrebbe vivere e pensa a la morte.

*

Campo di grano

Campo di stoppie anche con cipressi,

e di altri alberi mossi di quel giorno:

lì soffiava il mistral in alto,intorno

i cirri si abbracciavano compressi.

 

Le nuvole disegnano un...liocorno

che veniva divorato nei pressi

dalle nubi avvolgenti di ritorno,

i monti,allungati,grigi e oppressi,

 

gli davano quel taglio all'orizzonte

di sagome giacenti a riposare;

le piante scompigliate di già pronte

 

al vento che giocava a scapigliare.

Io, Vincent, ho visto la vera fonte

della natura e l'ho sentita urlare.

*

La sedia di Vincent e la sua pipa

La sedia di Vincent,con quella pipa,

è così tozza ( come ha voluto ):

l'idea della comodità straripa,

e al rientro non ha mai un rifiuto.

 

Nessuno degli oggetti qui si stipa,

e ci s'immagina lui qui seduto

con il pensiero al lavoro compiuto:

un fiume dipinto dall'alta ripa.

 

E si sente ancora a riva l'artista

che espande ora l'alone di tabacco;

la sponda fluviale diviene... pista

 

che percorre con estremo distacco,

e s'inoltra tra le piante che avvista

a quel lumicino sempre più fiacco.

*

8

Autoritratto

Autoritratto a busto di fronte,

verso sinistra, col grande cappello

di feltro grigio,qui faccio appello:

mi rivolgo al barcaiolo...Caronte.

 

E mentre mi chiamava "Deh, fratello...",

mi traghettava lì nell'Acheronte;

così quell'arpia,il mostruoso uccello,

mi ha ghermito nel bosco, sul monte.

 

Abbiate pietà, dai non infierite:

sebbene su di me quell'insano atto

ho compiuto con le tante ferite.

 

Questo mio corpo da sempre disfatto:

brucio e fumo di zolfo e di pirite.

Vivo solo nell'autoritratto.

*

9

Strada di campagna in Provenza, di notte

Strada con un albero sotto il cielo,

un cielo stellato con i viandanti.

Lassù scolpite le stelle ruotanti

vi traspaiono incerte dietro un velo.

 

Un velo nei chiaroscuri inquietanti,

e quella luce graffiata, di gelo,

da cui bàlzano astri irradianti

che il chiarore ricopre come un telo.

 

Lì, nella strada dal manto distorto,

un carro vi transita sulla duna,

e gente se ne va via dall'orto,

 

piano piano già senza fretta alcuna.

Urla quel bruno cipresso contorto

l'inno d'amore alla splendida luna.

*

10

27 Luglio 1890

E' di luglio quel giorno ventisette:

e lui Vincent li vorrebbe esprimere

i colori che deve comprimere

nelle fenditure sempre più strette.

 

E nella nottata tracciare sfere...

le parabole di fuoco dirette

a rubare quelle celesti fette,

e le stelle nelle mani avere.

 

E lampi che accendono l'infinito,

e dopo gridare verso il creato,

al vento ma quello sparo s'è udito.

 

Dal rosso vermiglio viene accecato:

così annaspa mortalmente ferito

Così Vincent se ne va disperato.

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11

Un campo d'orzo

 

Un campo d'orzo con grande nuvola:

le ciglia sono socchiuse sugli occhi,

Vincent vede sulle nuvole i cocchi

che tirano maschere da favola.

 

Il suo cuore manda dei rintocchi,

e con quella fantasia lì... vola:

un mondo di favola con gli sbocchi,

il suo pensiero tra sogni s'invola.

 

Un fuoco d'orzo dentro di se accende,

e questa immagine è nitida e pura:

laggiù quella collina si distende.

 

Sulla vallata, dipinta con cura,

Vincent in questa tela si protende,

e diviene pianta nella natura.

12

La pianura della Crau

Per la piana della Crau, Provenza,

sotto quel cielo siede finalmente

Vincent che lieto riposa la mente,

ed è grato di tanta provvidenza.

 

Si acquieta quella sua turbolenza

con il paesaggio che vede e sente

all'unisono in sè con la semenza,

il mietitore lì sparsa altra gente.

 

La campagna fino laggiù s'infrange

dove tutti sono chini al lavoro,

sopra colline dalle dolci frange.

 

Quel verde tenue su quel giallo oro,

e Vincent dalla commozione piange

con dentro sè questo capolavoro.

13

Salici al tramonto

Dipinge tramonto al campo di grano:

il sole guarda, da dietro le case,

le piante che frementi si baciano,

e i raggi pallidi all'ultima fase.

 

A questo abbraccio tutte si indorano:

un dolby nell'aria, una dolce frase,

quel tepore che si forma alla base

dà il brulichio che le scie oscurano.

 

Il Vincent visionario qui si avvampa:

appare nel cielo quel tenue chiarore

che nella sua anima sempre stampa.

 

Qui riversa quel febbrile tremore,

e nel creare, dalla più alta rampa,

con la natura vive il suo amore.

14

Vaso di Girasoli

Vaso con quattordici girasoli:

come poter trarre il soffio vitale.

Già, come da elisir contro quel male

l'avverte: una folgore tra due poli.

 

A Vincent questa fiammata l'assale

e lassù alla luce pare che voli

ad una doratura trasversale

è bruciato da decine di soli.

 

Lì, quel sollevarsi, quel levitare

nello splendore giallo paglierino,

e questa tela vuole accarezzare.

 

Solitario vive nel suo destino:

non gli permette la vita d'amare,

di ogni fiore ne fa un suo bambino.

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15

Autoritratto con l'orecchio bendato

Autoritratto di quel gennaio

dell'ottantanove, a capo bendato.

Sofferente Vincent di quel gran taglio

che s'è inferto all'orecchio: mutilato.

 

Una staffilata, un colpo di maglio,

e furente rimane devastato.

A quel delirio ne resta prostrato:

è dipinto negli occhi quell'abbaglio.

 

Dalla folgore ne è stato colpito,

e gli occhi sempre irrequieti cercano;

tutto trabocca, il colmo s'è riempito.

 

Da disperato questo gesto insano

è richiamo per chiunque abbia udito:

l'aiuto ad una amorevole mano.

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16

I Mangiatori di Patate

Eccoli i mangiatori di patate:

nell'oscurità della loro vita

quella la sola...luce tra le dita,

ma le espressioni sono da affamate.

 

E le giornate infinite e...scavate,

quella tazza d'orzo tanto patita:

piante a decine son state tagliate

per averne,lì,solo una riempita.

 

E Vincent, al lume della lanterna,

strappa dalle tenebre l'esistenza:

soffia nell'interno una luce eterna

 

piena di energia, vigore e pazienza.

Col pennello estrae la pena interna,

e accecano i lampi di sofferenza.

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17

Esterno del Caffè di Notte

Guardo l'esterno del caffè di notte: 

Vincent che si siede tra gli avventori

(son da sempre abituati ai pittori),

e dalla sera si aggirano a frotte.

 

Dei saloni, delle Accademie dotte,

ne fa a meno: é realista lì fuori:

interpreta sulla tela le lotte

che si sviluppano (quelle interiori).

 

Le stelle quel cielo l'hanno strappato,

e giù, là sotto, lo guardano inquiete,

dagli spiragli, nel blu accartocciato.

 

Vincent é sotto quel ramo d'abete,

e fissa il riverbero sul selciato:

quello sfolgorìo gli dona la quiete.

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18

Campo di grano con Corvi

Un campo di grano con corvi in volo

che dalla...testa gli escono furenti:

a pieno stormo gli piombano, attenti

a quella luce che si effonde al suolo.

 

L'idea fissa (ha puntato un...piolo),

vede quelle cicatrici e gli stenti,

e vive il suo dolore, da solo,

tempestato dai turbini e dai venti.

 

Il grano ci si scompiglia colpito

da raffiche e si piega sul terreno,

mentre un rapace dal cielo è fuggito,

 

e si avventa sulla semenza in pieno.

E quegli altri? Eccoli,hanno insistito,

poi c'è il buio che accarezza il fieno.

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19

Ritratto del dottor Gachet

Ritratto del dottor Gachet con libri,

e ramoscello della digitale.

Ne viene immerso nel blu più totale,

e che abbia perso tutti gli equilibri.

 

E questi occhi di sogno,di squilibri

hanno già visto tutto quanto il male,

e quanto nel dolore ci si sfibri;

ma di tormentarsi proprio non vale.

 

Allora la vita entra nel colore,

e tramuta quella lieve incertezza

nell'espressione di ottuso dolore.

 

Vincent lo sfiora (estrema dolcezza),

gli pennella sentimenti di cuore:

col pennello ritrae una carezza.

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20

La Notte Stellata

E' Vincent in quella notte stellata:

astri dardeggiano nella sua mente.

Quell'angoscia la respira, la sente;

ed è colpito da quella nottata.

 

La luna gira ubriaca e sfibrata:

le stelle di questo cielo fremente;

rigira vorticosa una vampata

in quel suo delirio veemente.

 

Schivo ed atterrito urla quel cipresso:

c'è tutta rabbia e l'inquietudine.

Questo il simbolo dell'artista stesso:

 

le dita scolpite...sull'incudine

stormiscono alle case,lui,lì presso,

che piange la propria solitudine.

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21

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1882 - Ragazza in un bosco

" Il colore non basta,

il pennello dà vita 

la sensibile arma del pittore,

se vuoi rappresentare,

cielo, terra... ed il mare. "

Solo illuminazione,

questione di genio,

e solo forse, passione.

E ce l'ha il rosso Vincent,

del geniale pittore,

con quel tocco divino

che carpisce... il bagliore.

Piu che fotografia,

questa qua e'... magia

Che cattura la scena

per la mente ed il cuore.

Pazzo per l'impressione

del potere assoluto,

semplice vertigine creativa,

solo paura... del vuoto.

L'arte e' senza confini,

l'arte, distrugge l'uomo.

Ti porta oltre il reale,

ma non ti lascia modo di ritornare.

Sconfinata passione,

un potere infinito

che brucia la mente

e logora il cuore.

Milleottocentottantadue :

Una donna nel bosco,

forse solo un fantasma,

uscito dal tappeto di foglie secche del suo passato.

E la, da contorno,

giganteggiano i tronchi di rimorsi e passioni.

" Caro fratello,

purtroppo io il muro, oramai l'ho passato.

Ma non temere, passeggio,

cosi', se decidi di venire di corsa,

ci si becca all'infinito "

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22

Fattoria in Provenza

E, Vincent, in calzoni di fustagno,

percorre la campagna di Provenza;

e come d'abitudine (in coscienza)

ne vive fermenti: un piccolo stagno;

 

la polvere della strada col ragno

che intrepido affronta (con veemenza)

le formiche che,con santa pazienza,

gli sfuggono;e lì una papera al bagno

 

starnazza al cielo nella fattoria.

E Vincent s'inoltra nella radura,

dove conversa con madame Maria.

 

Ha percepito l'anima con cura,

e sulla tela, nel mezzo della via,

ci soffia la vita della natura.

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23

Chiesa di Auvers

Sulla terra questa...meteorite:

cupole,pinnacoli e campanili;

un gotico-romanico di stili,

blu e viola colorazioni insistite.

 

Vetrate oltremare sembrano...ostili,

così tappate e di quel blu riempite:

è un blocco che frana sugli arenili,

e così al sud che sono concepite.

 

Una protezione per il fedele,

così rocciose e piene di colore

(sai di quelle navi senza le vele?).

 

Gente di paese trova calore,

una preghiera e accende candele;

lì Vincent ha smarrito il suo cuore.

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24

Il Ponte di Langlois con lavandaie

Il ponte di Langlois con lavandaie,

e le barche,birroccio,quelle bolle;

ma di quelle tonalità più gaie

per cui scaturiscono umide ampolle.

 

Getti d'acqua argentata e scie varie,

e sulla riva ne accorrono folle:

una moltitudine nelle zolle;

e di qua e di là dal fiume:binarie.

 

Vincent del giornale legge un ritaglio:

"Invenzioni di un giovane Ingegnere,

Tesla:alle fatiche ci sarà un taglio...".

 

Già, elettricità auspica nuove ere,

le donne con sulla testa...un bagaglio:

e pensa a quando potranno sedere.

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25

Uliveto

Questo uliveto sotto un cielo blu:

alte nell'aria le braccia contorte,

è scapigliato ed ancora di più:

agita le chiome oramai distorte.

 

La terra liquefatta di quaggiù 

tritura e macera le erbacce morte:

di quelle olive c'è un afrore forte,

ed un sussurro si eleva lassù.

 

Tutto gli si spalanca alla tristezza,

di tronchi caduti avverte quel suono:

sono stati abbattuti con asprezza.

 

Vincent Van Gogh è fermato dal tuono,

dentro di se qualcosa gli si spezza:

guarda lontano e vive l'abbandono.

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26

Ottocentonovanta

Luglio ottocentonovanta, sul viale:

ora la vita mi sfugge di mano,

e nella mente (un labirinto strano)

schioccano le frustate di copale.

 

Le piante, dentro di me, respirano

l'angoscia che s'incunea e mi assale,

mi soffocano in un abbraccio arcano,

nel respiro d'affanno che mi sale.

 

Io, per il dolore sono esistito:

sento dentro come graffiarmi un'unghia,

che ha scavato e gli ho resistito.

 

Adesso,chi mi colpisce e mi adunghia?

Sento da laggiù arrivarmi un fremito...

avvolge come quando il mare mugghia.

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27

Vincent, luglio 1890

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Dipingo campo d'orzo e falciatore:

il cielo è tutto un tramonto dorato.

Ad occhi chiusi l'ho sempre sognato,

e sento musica in questo chiarore.

 

Sonorità del...silenzio ho amato:

vedere l'origine del colore

(emerge da quel bisogno interiore),

e fa risplendere tutto il creato.

 

Ecco, sprigionare la lucentezza

(il coetaneo Tesla l'ha vissuto)

stimola l'adrenalina e l'ebbrezza.

 

Poi, però, nel buio un dolore acuto:

non vedo il pulviscolo che accarezza...

questa "L'ORA" ed il cielo resta muto.

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28

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Notte Stellata II

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Quella notte stellata sul Rodano,

e quelle luci nel buio più fitto;

scendono lingue di fuoco giù dritto:

e nel fiume laggiù si rispecchiano.

 

Dietro, nascosto, c'è l'essere umano:

la donna seduta e l'uomo diritto,

che se ne stanno mano nella mano

dov'è una luce e lei legge uno scritto.

 

Fluviali stelle a...nuoto tremolanti:

Vincent Van Gogh trafiggono sorpreso

di sentire fremiti laceranti.

 

Tuffo al cuore, il palpito si è arreso:

si spegne e muore per alcuni istanti;

ma nella tela vive, resta acceso.

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29

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La Casa Gialla

Dipartimento Bocche del Rodano,

ad Arles città, affitto questa casa.

Sulla tela è gialla ma gialla abrasa:

borgo che tradizioni lodano.

 

Trovo ciò su cui la vita si basa:

cibo e locali, cani che...scodano.

Ma la mia vita adesso verrà invasa:

viene Gauguin, le idee trasmodano.

 

Di abitarci insieme sono eccitato,

e mi ha scritto di casa modesta:

ha letto di Voltaire, n'è contagiato.(*)

 

Non vuole ricchezze;il libro(protesta)

nella nostra casa verrà studiato:

anche il pittore deve aver la...testa.

II

Però l'unico lusso qui è la malta,

che quando è gialla diventa dorata.

Passando di qui l'ho sempre ammirata,

ed in più di qualche sogno m'esalta.

 

La sedia con la piccola ribalta

dove l'attrezzatura viene posata;

e ci passo più di qualche serata,

e da quassù la mia emozione salta.

 

Difatti per me è l'Eldorado, l'oro:

quel luogo leggendario è questo qui.

Dalla sedia vedo la vita loro,

 

e penso all'amico mio Paul Gauguin.

Al Caffè di dietro faremo un coro

alla solitudine che...morì...

III

Della casa gialla là, due tocchi

su quel ciuffo vegetale laggiù,

cambio pennello ne aggiungo sul blu;

ma dentro di me non avverto sbocchi.

 

In me vivono solamente gli...occhi,

e vorrei esternare ancora di più

l'altruismo che atrofizzato (fu):

ma bando le tristezze, son rintocchi.

 

Ecco, l'ho affittata per starci dentro,

ma ci rimarrà una sedia in questo posto...

anzi due che Paul vuole stare al centro...

 

Pensa alla Polinesia a ogni costo:

leggeremo il "Candido", gli subentro,

con la calma di quassù, dove sosto.

 

(*) Dal Candido di Voltaire,luogo leggendario

dove la ricchezza non esiste,tutti sono felici.

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30 

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Albicocchi in fiore

*

Albicocchi in fiore, delimitati

da un prato che li accoglie, colorito:

tutto è festante ed è tutto un invito

a trasmettersi vita, affratellati.

 

Radice ed erba sono alimentati,

e da linfa,fiori sparsi in un rito:

con loro questa tela ha riempito

con quei suoi pensieri angosciati...

 

Il vedere quella natura aperta

infonde l'idea di essere contorto,

ed è lassù, nella volta coperta,

 

dove impasta l'indaco appena scorto

tra nuvolaglia livida e sofferta,

e ci si specchia qual'è,grigio,assorto.

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31

Cipressi

 

Alberi ornamentali al cimitero,

anche nei parchi vengono piantati.

Così Vincent li osserva, scapigliati,

e protesi a baciare il cielo intero.

 

Le foglie suggono tra quegli strati;

vorrebbe entrare in loro, nel mistero:

dentro la pianta fluirci e davvero

avere delle foglie i...mille fiati.

 

Lassù quelle nuvole accarezzare,

avere un interesse per gli insetti,

e, quindi, sentirseli attraversare.

 

La vita agreste nei rapporti stretti

con gli altri volatili ed osservare

di lassù che pennella quegli affetti.

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32

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(UNA RIFLESSIONE SU VINCENT)

33

La Ronda dei carcerati

Si chiude nel quadro Vincent,

mentre con il suo genio,

imprime su quella tela la sua realta'.

Una stampa della disperazione,

nuda e cruda.

Una fotografia della smania,

esasperata, di liberta'.

Con i colori che si infrangono sul mattonato,

fracassa lo scorrere del tempo,

cristallizza la dimensione

a favore di una percezione non dissimile dalla verita'.

E' la sua mente,

che amalgama l'universo,

nella sua essenza piu' reale.

Con i colori,

lui fonde tempo, 

spazio,

ed emozione.

Nient'altro che tutt'uno,

e' questa la crudele percezione,

d'una mente troppo ampia,

in un corpo che non va oltre il nessuno.

Carcerazione, 

coincidenza di vita e d'emozione.

Sognante sguardo alle farfalle bianche,

libere nell'ignoranza

del presunto scorrere di un fiume fermo,

dei sofferti trentasette soli di prigionia.

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34

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Caro Theo, un saluto dalla Provenza

*

Caro Theo, fratello eccomi a te,

sono arrivato ad Arles giorni fa;

qui c'è lo spicchio d'Olanda per me.

 

 

E mi sembra di esserci nato qua:

un sogno ad occhi aperti si presenta.

Ricordi? Al medico gli dissi:" Sa,

 

 

pure se questa pigrizia m'annienta

non sono d'accordo con la terapia:

è con l'autonomia che si stenta.

 

 

Dottore, voglio stare in compagnia:

a Parigi è un dedalo di vie;

le abitudini gli amici ad ogni via.

 

 

Non è ozio però le esigenze mie

sono provvedute alla perfezione;

dipingo...non ci sono terapie...".

 

 

" Caro Vincent, ce n'è di confusione-

disse, vero Theo? Oblomov il russo (*) 

giorno e notte, crea una situazione

 

 

quasi di concedersi questo lusso.

Invece deve cambiare orizzonti,

vivere le sue tele, indiscusso

 

 

avrà piacere di affrontare i monti,

solcare la campagna, e la semenza

gettare nelle zolle fino ai tramonti."

 

 

Caro Theo, un saluto dalla Provenza.

 

Vincent

 

(*) Goncarov - Oblomov 

 

Vincent dalla lettura di questo libro fu condizionato dal protagonista,

Oblomov, "afflitto" da pigrizia maniacale.

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35

Luce, 

per la prima volta, il Bagliore.

Che delinea strane forme,

i soffusi contorni della percezione.

Gabbia di schemi e tabelle,

matematiche sbarre, limitanti prigioni.

E' questa volta il rosso,

che vi viene recluso.

Che esce, per entrare,

Si libera per esser rinchiuso.

Vorticose forme, 

gli frullano tutte attorno;

Ma cio' che lo distrae, 

sono i colori.

Colori e linee,

proprio come sentimenti, 

angosce ed emozioni.

E geometrie e regole e quadrati,

che fungono da lor prigioni.

Appartamenti di Zunder, Trenta Marzo del '53.

Dalla finestra dell'ultimo piano, timido,

un bambino sbircia il globo.

Ma forse ancor non si rende conto,

di quanto e', e di quanto accadra'.

 

VINCENT, ZUNDER,30 marzo '53.

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36

Davanti al manicomio di Saint Remy

Sì, mi trovo in manicomio, internato,

e sono in cura qui in questo reparto;

ma se guarisco giuro che riparto:

cerco Dio da quando sono nato.

 

Piante,animali,umani niente scarto:

la scintilla divina e quell'afflato

dall'infanzia (non più dimenticato),

mi causano stress fino...all'infarto.

 

Soffio divino cerco nelle piante

che tutti distinguono regolari;

per me la loro forma è travisante.

 

Così lacerate e irregolari,

così disperate che è...disperante

vivere i loro tormenti solari.

 

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II

"Le ha alterate le capacità-

ha detto il medico-"preoccupante:

è sindrome schizoide, importante;

ma non deve stare in cattività.

 

Un portantino lo accompagnerà,

poi con atteggiamento isolante

rimarrà libero, seduta stante:

con discrezione lo sorveglierà.

 

Attenzione, è autolesionista:

la disperazione acuisce il male;

è sedato,un calmante,nuova lista.

 

E' di terapia nuova all'ospedale,

e dategli le tele, è un artista;

ma sì che il cavalletto,naturale."

 

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III

Ecco, la diagnosi mi è trapelata:

di psicosi epilettica si tratta...

mi par di capire ch'è la più esatta;

d'altronde "Saint-Rèmy" è celebrata.

 

Ma quando la crisi sarà passata

avrò la certezza della...disfatta:

mi rimarrà ancora la testa matta

di percepire la pena incarnata.

 

Ed allora, quando sarò dimesso,

proseguiranno le angosce e tormenti;

perchè lì fuori aspettano l'ossesso.

 

E saranno inquieti i miei momenti;

la ricerca continuerà lo stesso:

cercherò Dio allo stormir dei venti.

 

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IV

"Sì, mi acquieta dipingere l'esterno-

dico al così discreto sorvegliante-

le carabattole non sono tante;

la prego le prelevi dall'interno."

 

Avverto dei vuoti, più non discerno

l'interiorità che era la costante

d'intravedere Dio nelle piante;

Ed allora in me riemerge l'inferno.

 

Ritorno nel reparto accompagnato:

soffro come non ho mai sofferto,

che l'effetto Dio si è cancellato.

 

Ho dipinto di nuovo e, sono certo,

lo spirito interiore se ne è andato;

ma forse uno spiraglio resta aperto

 

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V

Deve lenirmi la disperazione

quell'albero antistante all'ospedale.

La pianta è di fusto liscio e normale,

c'è questo tipo di vegetazione.

 

L'inserviente avverte la confusione...:

"andare di slancio, oppure non vale?",

poi non interviene, meno male;

ed il suo profilo mi propone.

 

A quell'albero rimango abbracciato,

e lacrime mi scorrono sul viso:

sento come fossi resuscitato.

 

Nel piangere la corteccia ho intriso,

e una mano alla spalla mi ha destato:

rivedo l'albero, mi ha sorriso.

 

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VI

Anch'io gli sorrido nel vederlo

emozionato da quel dolce abbraccio:

mi saluta col ramo come un braccio,

e dalle chiome vola via un merlo.

 

In questo delirio la fronte imperlo,

il pennello pesa, sono uno straccio;

ma a pennellate l'anima gli caccio,

così riuscirò Dio a rivederlo?

 

Sul tronco dipingo l'occhio inquietante:

l'occhio che sa,ovunque, dove sono io;

è quell'occhio che per tutti è ruotante.

 

Anche al frontespizio c'è il tocco mio,

e quel cielo di cobalto, invocante,

irradia ovunque la luce di Dio.

*

*

*37

*

Paesaggio al tramonto

*

Lo sfocato tondeggiare

di timido astro ingiallito,

forse solo a dimostrare

il giorno, concluso, finito.

 

Il grigiore, sulla terra,nel cielo.

Una pozzanghera d'ignota materia,

si fa strada, scurita da un velo,

della coltre di malinconia...seria.

 

Assorbe il sorriso e appanna l'ardore,

l'orizzonte occulta i fili marroni;

demotivante non  placa il furore.

 

E di fili d'erba sono...milioni;

l'occhio lo penetra,prende nel cuore,

mentre in se volano  mille aironi.

*

38

*

Un Paio di Scarpe

Quanto parvenze di realta'

siano discriminate,

E non esista l'eguaglianza,

nell'umana concezione,

ce lo mostra il rosso Vincent,

pennellando... uno scarpone,

che antisimmetrico, testimonia,

dell'uomo, l'imperfezione,

eppure, allo stesso tempo,

ne esalta coraggio e fatiche.

trae dal paio di stivali del contadino,

l'anima sua, che ha impresso,

nell'amore e nella cura del proprio giardino.

*

Milano, 18 agosto 2009

*

*

*

39

*

Ponte di Langlois

*

Ed anche qui ho fatto appostamenti

per vivere l'esistenza del ponte.

Nello zaino ho le scorte pronte:

block notes, matite e vari strumenti.

 

Faccio schizzi con note convenienti,

abbozzi e studio di lato e di fronte.

Poi dall'argine vado più a monte,

e ne osservo legname e componenti.

 

Là la gioia da quanto è pittoresco:

quelle braccia alzate a quattro venti

lo vedo dall'alba come un affresco.

 

Poi ci ritorno in vari momenti,

lo stupore a tenerlo non riesco:

cambia l'aspetto e a crederlo stenti*

*

40

*

Ponte di Langlois

Così ho provato di notte e niente:

senza il minimo d'illuminazione

è completa oscurità, dannazione,

un piccolo trucco mi viene in mente.

 

E può essere rimedio sorprendente:

ritorno al buio con un cappellone,

sopra candele accese e...confusione...

ci vedo appena il volto della gente.

 

Però, quel piccolo corso fluviale,

riflette le stelle,lento le scuote:

ai lumini c'è pittura serale.

 

Ma lo intuisco (scrivo sulle note),

mi vedo dentro una luce spettrale:

e rivedo il ponte,le braccia vuote.

*

41

*

Ponte di Langlois

Abbagliante luccica  il torrente,

mi soffermo sulla volta stellata,

e sull'argine la vita è fermata:

sono con loro, una stella cadente.

 

E tutta la notte, continuamente,

ha viaggiato là nel cielo, beata,

una stella (che sia stata inventata?)

io l'ho seguita col cuore e la mente.

 

Adesso all'alba, le ore antelucane,

al fievole lucore che sprigiona,

vi realizzo le sagome strane.

 

L'obbligo di alzarsi non appassiona:

con le mani in tasca le forme umane

sbadigliano: no, non è l'ora buona.

*

42

*

Ponte di Langlois

Intanto il ponte di luce si veste,

e così ne schizzo i primi fulgori:

l'acqua smeraldina fa i ghirigori;

e le carrette attraversano leste.

 

Le lavandaie con fagotti e ceste,

malgrado del tempo i primi rigori;

arrivano anche da contrade fuori:

rimboccano le maniche moleste.

 

Un dramma non ne fanno ma cantano

le canzoni popolari francesi...

con le tipiche voci che vantano.

 

Ed alcuni passanti sono scesi,

di fiero patriottismo s'ammantano;

ed altri sul dosso sono sorpresi.

*

43

Ponte di Langlois

*

Ora rifulge il ponte levatoio,

sono rapito dalla utilità:

gente e birocci passano di là;

per questa visione certo ne muoio.

 

Schematico (due righe sul foglio),

e perciò leggero...si salverà?

Sento storie nel Caffè...cambierà...

ma del pensare tutto ciò, m'annoio.

 

Adesso l'abbraccio da qui lontano,

e, nel ritornare alla Casa Gialla,

mi giro e lo saluto con la mano.

 

Qui dall'emozione avverto una falla:

la vita mi lacera, piano piano,

a queste bellezze il cuore traballa.

*

*

*

44

*

ASPETTANDO GAUGUIN

*

Mi trovo nel paradiso terrestre:

è tutto di qui oramai familiare:

perchè vivo di più nel  girare

per le piante,un ponte,le ginestre.

 

Mi succede quando apro le finestre

che ne ho l'attrazione a pitturare

un soggetto agreste, anche pastorale,

è così,ogni giorno esco dal semestre.

 

Però il problema è la solitudine:

"Vincent, stare con Paul è l'ideale-

gli scrive Theo "vieni e discutine".

 

Siete diversi ma quello che vale,

è lo stare insieme d'abitudine;

Paul sta al livello tuo: geniale.

*

45

ASPETTANDO GAUGUIN

Pensa Vincent, ha i tuoi trascorsi:

da ragazzo è stato seminarista,

a casa aveva più di qualche artista;

la cultura era sempre lì a proporsi.

 

Ed ha poi una provenienza mista:

tra incisori è ancora nei discorsi

lo stile del nonno "meglio da porsi";

nonna scrittrice, padre giornalista.

 

Mi racconta spesso la sua vita:

è stato marinaio militare,

poi pilota per navi da gita.

 

Ed a Parigi pittura vuol fare,

ma qui non trova via d'uscita;

e così comincia a vagabondare.

*

46

ASPETTANDO GAUGUIN

Già, subentra la crisi economica:

salta l'impiego a Parigi (o vicino),

per i manifesti fa l'attacchino;

e, dopo, una cosa ch'è astronomica.

 

A Panama (un inchino e veronica):

lo sterratore al canale, perfino.

Insomma curriculum sopraffino,

quest'amicizia diverrà cronica.

 

Per sempre Vincent,ne sono sicuro:

è perchè, quando ti risponderà,

abbatterete insieme questo muro.

 

Da me, in Galleria domani verrà,

credi nessun tentativo trascuro

per darti un amico che arriverà.

*

47

*

ASPETTANDO GAUGUIN

*

E così venne il giorno che arrivò

Gauguin "dono" di mio fratello:

si mise seduto in questo sgabello,

e con me per tre ore si confidò.

 

Calzava gli zoccoli e calpestò

il pavimento (ma che gesto bello),

ed infervorato vuotò il fardello

che nel capirlo meglio mi aiutò.

 

Accennava una danza popolare:

arrivò alla frenesia con ardore:

esprimeva in concitato parlare,

 

qualunque cosa pesava sul cuore:

"Il colore puro c'è da imparare",

diceva allo strepitante  rumore.

*

48

ASPETTANDO GAUGUIN

"Colore puro senza oscurità: 

Vincent sei romantico,io nò.

L'elemento primitivo non può

accennare senza la sazietà...

 

Io dei sensi voglio la voluttà

che nel dipingere mi si insegnò:

c'è da aspettare poi(da me balzò)

davvero avverti la felicità...".

 

Una persona fuori del comune: 

lo spirito critico da ammirare,

e un artista colto senza lacune.

 

Terminò quella sera col citare

filosofi da cui non era immune,

per Voltaire era un partecipare.

*

49

ASPETTANDO GAUGUIN

Ogni giorno cresceva ammirazione,

gioia, adesso posso dirlo, affetto.

Paul nella vita era magico effetto,

e gli proposi anche l'Associazione.

 

La Società con Amministrazione,

il pittore non più essere costretto

a dipendere da nessun...distretto:

la "Previdenza" su quella passione.

 

E per tre mesi andammo dappertutto,

con tanto degli zaini a tracolla:

chilometri al bagnato,sull'asciutto.

 

Ma inquieto scattavo come una molla:

lui, noncurante assorbiva tutto;

io, il complesso di essere una zolla.

*

50

ASPETTANDO GAUGUIN

Vidi il mio ritratto lì, finito:

la sua arte lo esaltava davvero,

a me però mi turbava un pensiero:

Paul ha dipinto un "pazzo infinito".

 

Quella sera al Caffè m'ha insistito:

cominciammo con un vino leggero,

e gli lessi il sarcasmo e il mistero;

ricordo che non sono più esistito.

 

"E' vero l'orecchio se l'è tagliato:

perciò all'ospedale la superiora

lo medicò; poi fuori si è sparato.

 

Parlava come...il vento della bora -

riferì la suora al magistrato -

e Vincent riposa in pace,era l'ora."

*

51

*

VINCENT, POST MORTEM

La chitarra monocorde che suona

languida nell'ambiente ospedaliero,

e si insinua dentro me dove tuona.

*

*

Dove tuona nel requiem ch'è foriero

di svelarmi altri scorci di natura:

reintegrarmi al paesaggio intero.

*

*

Ecco,già penso alla mia sepoltura,

e poter trasmigrare nel terreno;

e restituire tutto con cura.

*

*

"No, questo Van Gogh non era sereno-

dice il patologo, il bisturi in mano-

già al ricovero era accertato in pieno.

*

*

Ecco qui lesioni,quel gesto insano,

è tipico dei cronici alcoolisti:

dimostra l'atto preparato piano...

*

*

Se ci si incappa, che poveri cristi:

"delirium tremens", allucinazioni,

e all'incontrollata collera assisti-

*

*

ed agli studenti- via le lesioni,

tamponatela bene questa salma;

e ritornate alle vostre mansioni...".

*

*

Ho un cartellino che la mano impalma:

sono diventato un numero...zero,

ma solo qui ho ritrovato la calma.

*

*

Solitario, sono esperto davvero:

attraversare la vita così;

vivevo dentro quelle tele...vero.

*

*

E post mortem anche smembrato qui,

rientro in vita con la mia pelle:

in ogni tela la mia anima è lì.

*

*

Comunque sono nell'altra,ed a quelle

percorro i campi; vivo nel colore;

bacio l'aria e accarezzo le stelle.

*

*

Sono stordito al profumo di un fiore:

insomma la vita che avrei voluto,

ma ero sempre preda di quel malore.

*

*

Già, da giovane mi sono avveduto

della mia vera... capacità:

vero,soffrire per lo sconosciuto.

*

*

Al malato con generosità;

se stessi vedere senza malizia;

donare all'altro con umanità.

*

*

E se ne risente chi per furbizia

parrebbe nel prossimo adoperarsi...

molte volte ho provato l'amicizia.

*

*

Ma l'umanità riuscirà ad amarsi?

*

52

CAMPO DI GRANO CON VOLO DI CORVI - 1890

"Theo su non affligerti così,

dammi la pipa fumiamo un momento;

mi sono...sparato al presentimento,

al termine di questa tela qui.

 

"La strada senza uscita che finì

nel campo di grano percorso,stento -

e Vincent racconta senza lamento

quella "fatalità" (la definì).

 

Theo quello stormo mi ha attaccato:

quello che vedi è nella mia mente,

certo, vedo lassù cielo offuscato.

 

Così preciso... insistentemente

e dappertutto mi hanno becchettato:

credimi, non potevo fare niente.

 

 

Questa tela è la mia radiografia:

Theo, questi sentieri senza sbocchi,

ed i corvacci mi cavano gli occhi;

ho deciso così di andare via.

 

Già, non avevo scelta, ovverosia,

sentivo nella testa dei rintocchi,

la mia povera testa, quanti blocchi:

perdonami Theo è una... follia..."

 

E Vincent fuma e si riga di pianto,

ha gli occhi fissi di fuori sull'orto

dov'è un susino color amaranto.

 

"Troppo sensibile, l'unico torto:

da bambino volevi essere un santo...",

mi giro e lo vedo riverso: è morto.

*

53

*

RITRATTO DEL POSTINO ROULIN

La copiatura buona per studiare,

e mi dà solamente frustrazione;

è arrivato il momento di creare.

Ovunque vado cerco con passione

 

la vita da portare sulla tela:

questo l'apice della professione.

Trasmigrare fiore,il melo,la mela,

dargli nel dipinto la dimensione...

 

il...movimento di vita, il destino...

Sono al Caffè,sfoglio alcune pagine,

poi alzo gli occhi,vedo quel postino:

 

così (senza indugio) rompo l'argine,

e lo raffiguro ( sembra benino ) 

con la sua anima... immaginabile :

nel ritratto c'è quel soffio divino.

 

Nel guardarlo lo vedo...invisibile,

e ne dipingo l'interiorità :

sì, quella sua anima visibile.

Ne emerge qualcosa d'eternità :

 

l'energia della vita affiorante

da' l'idea che non si spegnerà.

C'è dell'infinito dietro bastante

 

ad immergerlo nel turchino,dentro,

e a sollevarlo nel sole calante.

E' l'aspetto enigmatico che centro

 

di espressione nei visi orientali :

e c'è come un ritirarsi, un rientro.

Lo spazio da percorrere con le ali,

 

per trasmigrare nei cieli infiniti;

e il meditare è nei riti normali:

Roulin dei pensieri occhi riempiti.

*

54

*

VINCENT A SAINT REMY

Sul volto di Gauguin la condanna,

quel mezzo sorriso di sufficienza;

e la mia professione non m'inganna:

sulla tela la mia insufficienza.

M'ha preso l'anima quando si danna,

e per me è stata emessa la sentenza.

Mi ha dipinto inquieto, burrascoso;

questa è la diagnosi: pericoloso.

*

*

*

Sono pericoloso per me stesso,

che mi sono reciso l'orecchio,

e mi trovo all'ospedale,un complesso

a Saint-Rèmy, reparto molto vecchio.

Sono internato con forzato accesso:

e dipingo,l'infermiere ha lo specchio.

Ecco mi osservo la fisionomia:

mi riscontrano tracce di follia.

*

*

*

Tracce di pazzia autolesionista,

perchè voglio punire l'ossessione.

Di quello che mi scuote ho una lista;

però esigo per me la punizione,

specialmente perchè sono alcoolista;

poi è tutta una degenerazione.

Adesso dentro queste quattro mura,

spero che avrò la relativa cura.

*

*

*

Mi trattano bene sono "Il Pittore",

e mi permettono di disegnare;

poi osservano dolci e con amore

mi danno il piacere di farmi amare.

Gli infermieri buoni (bravo dottore)

vengono qui quando voglio pitturare.

E si assiepano come ammiratori:

nel male mi sono soccorritori.

*

*

*

Sì quelle crisi di allucinazione

si sono attenuate ma il tormento

è rimasto qui ormai all'ossessione.

Mi scaturisce così in un momento,

poi sento una gran confusione:

sono sballottato in balìa del vento.

Sto molto meglio qui che mi curano,

anzichè fuori che mi trascurano.

*

*

*

Qui se parlano con me ci sono...io,

e la malattia viene dopo me:

anche obbligati per lo stato mio.

E l'altruismo che ognuno ha in se,

sviluppa un atteggiamento ch'è...pio,

e chiedi agli altri "come stai te".

Difatti, ormai, con gli altri malati

ci parliamo sempre,ci sentiamo curati.

*

*

*

Beh, George cammina al corridoio,

e lo affianco mentre c'è l'infermiere.

Gli sta dappresso lo avvia al lavatoio:

io lo abbraccio di slancio:"che piacere...",

"Non voglio stare a quel dormitorio-

fa- Vincent so di parlarti le sere,

così mi faccio accompagnare qui:

chiedo insomma di fare la...pipì".

*

*

*

"Ci siamo George- l'infermiere dice;

rimane sulla porta e lui va dentro

un ampio bagno con la direttrice

al mancorrente ch'è posto nel centro,

e parla- "Avversa padre e genitrice:

era una continua lite al rientro.

Adesso indica te come suo padre,

e dice fai le veci della...madre".

*

*

*

"Caro George, amo il tuo dolore,

l'infantilismo che ti tiene qui

mi fa tenerezza e sento l'amore

che m'induce a parlarti tutto il dì.

E più ti parlo,riaffiora il Signore:

sì proprio Gesù Cristo, che sta lì.

Dall'infanzia che lo cerco dovunque,

solo in chi soffre lo ritrovo,dunque.

*

*

*

"Sei grandioso tra tutti gli artisti,

e lo dicono gli altri anche dottori,

oltre a noialtri che, poveri cristi,

noi chiediamo salute e  favori...

Però mi dico sempre, George insisti,

Vincent ti parla più dei genitori.

Credi Vincent, mi sento così solo,

voglio diventare il tuo figliolo."

*

*

*

Rimane in estasi davanti a me:

povero, povero George credi,

ne avrei bisogno quanto ne hai te;

ma la salita è dura, come vedi,

ma di surrogato no non ce n'è:

ad ogni essere un pò d'amore cedi.

So che parlandoti così ti scuoto,

ma George, tu ne riempi il vuoto.

*

*

*

Va bene, voglio dirti,nel pensiero

tu mi hai scelto come genitore.

Chi sono per dirti s'è falso o vero,

e devo confidarti ch'è un onore.

Ti dono il mio affetto per davvero:

ti considero mio figlio di cuore.

Ma pensa quanto sarebbe più bello

poterti considerare un fratello.

*

*

*

Come Louis, Hugo ed altri malati

siamo tra noi solidali e uniti.

Però fuori di qui c'erano stati

i miei slanci per gli altri,sentiti.

Che gioia, ma erano stati frustrati

da vertici del clero risentiti.

Il povero, il misero emarginato,

erano per me centro del creato.

*

*

*

"E' questa quasi insubordinazione:

devi ubbidire, ci sono regole

da rispettare: questa è la missione.

Gli slanci di cuore sono tegole,

sì, che rivelano troppa passione;

ma alla fin fine sono bazzecole.

Pensa tutti al servizio del povero:

questa chiesa sarebbe un ricovero."

*

*

*

Ed allora gli altari ornamentali:

quelle strisciature di orli dorati,

che denotano vie fondamentali:

agli alti gradi si è subordinati.

Le iniziative sono madornali:

gli Ordini nei secoli rispettati.

"Miracoli? No, senza presunzione -

dice il vescovo-è amministrazione".

*

*

*

Insomma la fabbrica religiosa

che prevede solo l'amministrare:

nel patrimonio sempre rigogliosa,

è così avveduta nel prosperare.

Dogmi,dogmi,dogmi(nient'altra cosa):

scienza e coscienza, come dubitare?

A scuola ero il peggiore della lista:

così smisi a essere seminarista.

*

*

*

Adesso qui potrei esercitare

l'apostolato che la vocazione

è, malgrado tutto, di praticare

da laico la mia occupazione.

Nel sogno continuo a esercitare:

soccorrere, aiutare:una missione.

Nei "voti" non c'era l'auspicio,

che doveva essere un sacrificio.

*

*

*

A Saint-Rèmy, da borghese alienato

attiro chiunque abbia le tristezze;

e sono sempre con qualche malato.

Nessuno si ricorda di carezze,

così da loro sono circondato:

con gli sguardi cerchiamo tenerezze.

Questo è fenomeno abbastanza strano:

quando vedo gli altri mi sento sano.

*

*

*

Poi vengo dimesso dall'ospedale:

è la vita all'esterno tenebrosa:

la gente mi schiva,mi guarda male,

e mi evitano da persona odiosa.

Non era capitato: eccezionale,

dalla data di fondazione, annosa:

sì, chiedo di essere ricoverato,

un nuovo letto mi hanno preparato.

*

*

*

E lì dentro, come un operatore,

li ho cercati tutti quei pazienti,

e da George ci passo delle ore.

Siamo diventati amici e parenti:

il collettivo è nostro salvatore;

e con gli altri sereno ci diventi.

Sono condizionato dall'uscita:

cosa ne sarà della mia vita..*

*

*

*

55

*

IO, VINCENT

Sono Vincent,sono Van Gogh appunto,

e da più di un secolo sono morto; 

ma...esisto malgrado sia defunto.

 

Nella vita m'è andato tutto storto,

e magari sono stato tanto odiato: 

di me in vita nessuno si è accorto.

 

Adesso ovunque sono celebrato,

e quel genio me lo si riconosce, 

che sulle mie tele è tramandato

 

Anche Paul (che quanto me si conosce), (*)

di vivere insieme non ha insistito: 

viste le nostre reciproche angosce.

 

Eppure da un secolo sono un mito:

nei musei in bella vista esposto, 

ho lodi di quando sono esistito.

 

Ma chissà di sentirmi chi è disposto,

anche adesso a cent'anni di distanza; 

e figurarsi quando l'ho proposto.

 

Quel punto cruciale è la lontananza:

l'essere lontani agli altri è sicuro 

che di chi soffre c'è dimenticanza.

 

Il rapporto con gli altri m'era oscuro:

lasciato al caso e senza consistenza; 

e in vita è stato lo scoglio più duro.

 

Causa la mia...pia provenienza:

mio padre pastore protestante; 

tutta l'infanzia ne era trascendenza.

 

Osservare riti in modo costante;

elevare preghiere fino in cielo: 

e tutto ciò è stato determinante.

 

Anche il piacere di svelare un velo

che rito-funzione agli altri celava, 

era un trattare la gente con gelo.

 

Questo un turbamento mi causava:

notavo... gerarchie religiose 

in maniera...pia ci distaccava.

 

E misticismo e altre belle cose

erano lontane le mille miglia, 

e rimanevano cose fumose.

 

L'umanità era la grande famiglia,

e condizionato dalle letture  

appresi il laicismo(che ti piglia).

 

Tra scrittori russi le mie cure

a Dostojewskj per il contenuto 

di coscienza sociale le scritture.

 

Vi arrivai da peregrinazioni:

da Parigi alla città londinese, 

e via via con tante funzioni.

 

Da studente ad insegnante d'inglese,

e da predicatore religioso 

o commesso in libreria olandese.

 

Quello che trovai meraviglioso

fu l'esplorare il libro dall'interno, 

che anche quassù rimane melodioso.

 

Ancora questo brano ne discerno:

"far del bene agli altri nella vita", 

di Dostojewskj dedica in eterno.

 

Mi dedicai ad un'impresa ardita:

in una baracca tra i minatori 

e la mia assistenza era insistita.

 

Per cinque anni ricevevo tesori:

confidenze emotive, umanità, 

e ne ho condiviso i malumori

 

vivendoci con loro in parità.

Ho diviso con loro le patate, 

nel Belgio,quelle miniere là.

 

Theo venne e me l'aveva portate

le lettere di tutti i familiari: 

grandi discussioni ci sono state.

 

Il figliol prodigo torna dai cari:

emigra di nuovo tra i parigini, 

nelle scuole d'arte trova ripari.

 

I miei gusti di pittura inclini

a riprodurre la dura esistenza: 

stili del pittore Millet vicini.

 

Del cromatismo la mia esperienza,

e quel giallo del sole illuminò... 

di quello che m'esaltava in Provenza.

 

Da allora ogni mia tela...scoppiò:

ebbe la vita autonoma lì, 

che chiunque le abbia viste esplorò.

 

Bene, vivo in quelle tele così,

giro nei musei e vivo là, 

un caro saluto lo avverto qui.

 

Adesso ho sorpreso in tarda età

Franco,che ora tardo settuagenario, 

per ridargli quell'emotività,

 

che era ridotta là nel calendario

alle partite di calcio segnate; 

adesso adopera l'abbecedario.

 

Molte pagine mi ha dedicate,

con la biografia ne sono tante. 

Ricambio, nelle letture passate

 

tra i miei preferiti c'era Dante;

e quelle pagine belle e divine 

erano divise con numero bastante,

 

e separate tutte con terzine:

ch'è lo stesso numero,guarda te, 

in omaggio a Lui il sopraffine.

 

Ne vengono contate trentatré.

 

(*) Paul Gauguin

*

56

*

NEI CAMPI DI PROVENZA

Sento l'erba crescere nei campi,

e sono supino al cielo rivolto:

piogge preannunciano primi lampi.

 

Adesso una prima goccia ho colto,

dopo poco fitta viene giù a fiotti:

scorre,me ne sento intriso nel volto.

 

Nembi e cumuli, è cielo delle notti,

e imprimo dentro me quel lampeggiare

che disegna contorni incerti...rotti.

 

Nella volta lassù c'è un disegnare,

e vedo figure... antidiluviane

che si trasformano in pesci nel mare.

 

Febbrile la vista di cose strane,

e come in uno schermo gigantesco

mi vedo di queste visioni arcane.

 

Allegorie dove entro e riesco,

e vorrei assorbirne l'energia

per creare sulla tela nel pesco,

 

o dovunque cada la mano mia:

un soffio di vita, almeno un sospiro...

ma, niente, tutto rimane fantasia.

 

Guardo attorno, sento il mio respiro;

è solamente in ciò il mio potere:

niente si muove se lo voglio, in giro.

 

Le mie tele sono...simil...vere:

eccola qual'è la mia potenza;

mi viene da pregare il "miserere",

 

e prego qui nei campi di Provenza.

*

57

*

UN PAIO DI SCARPE

Mi trovo nei campi a gironzolare:

è la fase della concentrazione,

e cerco un soggetto da disegnare.

Dalla fattoria arriva confusione,

e non trovo modo di cominciare...

quando m'appare l'illuminazione.

Un paio di scarpe lì, inanimato,

da lavoro con il fango attaccato.

*

*

Avrò ecceduto nelle libagioni,

però le vedo contorte ed urlanti;

e rappresentano disperazioni:

triturate nei lavori pesanti.

Questo è momento di liberazioni,

ma esprimono dolori lancinanti.

Il paio di scarpe così lo vedo:

forse nello stato etilico eccedo.

*

*

Mani nelle tasche giro all'esterno,

e cerco di rianimarmi quel pò

che mi si cancelli urla nell'interno:

penso al contadino che le calzò,

e (come in una bolgia dell'inferno)

a quella fatica che lo provò.

Con l'aratro a mano svelle le zolle:

ne avverto la...fatica, sono folle?

*

*

Il dottor Gachet sempre ci ammonisce,

a Paul e me, di non esagerare: (*)

"L'alcool sulle prime tutto zittisce,

ed ogni pena fa dimenticare;

poi il dolore s'eleva, acuisce

l'ipersensibilità, fa scoppiare...".

Ma, dottor Gachet, qui c'è sofferenza:

tra le zolle dei campi di Provenza.

*

*

(*) Paul Gauguin

*

*

58

*

VINCENT IN DELIQUIO

"Con Paul...abbiamo letto Moby Dick...

ch'è stato scritto...quarant'anni fa...

quanti confronti...abbiamo fatto qui...

*

E' la storia...del capitano Achab...

che per...vendetta girò tutti i mari...

con Ismaele partì...a Manhattan...

*

Sulla baleniera...e altri...corsari

alla caccia della...balena bianca...

come quel simbolo...degli avversari

*

il capitano impreca mentre arranca...

perchè la gamba...gli ha divorato...

e...no che non la deve fare...franca...

*

Da lì New York...la caccia ha iniziato

con l'odio e il furore trattenuto...

ch'è peggiore di quando...è infuriato...

*

Questo simbolo inverso...ne discuto...

è vero...Paul...l'inverso di noialtri...

il nostro lavoro è...discreto...muto...

*

a cercare...la vita ci fa scaltri...

emerge la natura...l'ideale...

il brillìo trasporlo in tela agli altri...

*

L'arte...è uno spirito che...ci assale...

ma la pittura è...l'arte vanesia...

il mercante gli dà un prezzo...che vale"

*

"Ecco...voglio andarci in Polinesia...

anche per lo spirito...socialista...

io Paul...laico della mia ecclesia...

*

Sì...questa mia fede nell'artista...

che crea ad...immagine e somiglianza...

sarà "scienza" da come...viene vista...

*

Ecco...e prende le iris in quella stanza...

qui c'è...il tuo ritratto...tormentato...

che...malgrado quella...loro fragranza...

*

ne traspari tu...in ogni connotato...".

"Già...gli dico ognuno esprime se stesso...

dipingo quanto...sono devastato...".

*

"Vincent...nel ritratto finito adesso-

dice Paul- sei abbastanza...sofferente...

e da amico non...mi sono permesso...".

*

"Theo...me ne vado sono...morente...

Theo la vita mi...scorre...davanti...

con te...Theo...sono stato insolente...".

*

E sono stati i suoi ultimi istanti.

*

*

*

59

*

LA PIETA' - VINCENT VAN GOGH

Voglio realismo per "La Pietà":

nella valle del Rodano le grotte

sono lo sfondo giusto che mi dà

il raccoglimento di effetto notte:

trapela la luce,fischia il mistral

sulle nuvole che volano a frotte.

Il vento fa volare il cavalletto...

lo lego sulla roccia stretto stretto.

*

*

*

Al dipinto di Delacroix mi ispiro,

ed uno schizzo che guardo, ripiego;

benché gli sia devoto e l'ammiro

del soggetto sacro ce ne ho diniego.

Ma questo sono anni che lo rigiro:

la madre dolorosa me la spiego.

Ed è una amorevole tenerezza

questa qui della materna carezza.

*

*

*

Già, la mater dolorosa è centrale,

nella vita stessa indispensabile:

senza madre l'esistenza spettrale,

penso che si diventi...disabile.

Alla mia età il bisogno mi assale:

mi manca la protezione stabile.

Certo che sarebbe troppo lussuoso,

ed a sperare la grazia non oso.

*

*

*

E così nel Cristo mi raffiguro

proprio Vincent Van Gogh, un Gesù

nell'aspetto più terribile e duro:

appena dalla croce è messo giù;

appoggiato nella grotta nel muro,

per poi andare al sepolcro laggiù.

La madre lo ricompone con calma:

lo ricopre,ne accarezza la salma.

*

*

*

E' triste,tenera quell'espressione

che Delacroix ha disegnato allora:

ed in me suscita grande emozione.

Adesso so dov'è il vero amore,ora;

dopo anni e anni di meditazione

su questa immagine che m'innamora.

Grande momento, madre dolorosa:

l'umanità tutta ne è orgogliosa.

*

*

*

Internato a Saint-Rèmy la pensavo:

(quand'esco sul Rodano c'è la grotta),

dove ogni momento ne pregustavo.

Poi con la coscienza era una lotta

che per rispetto me ne vergognavo:

il copiare era un'idea corrotta.

Sì rubacchiare ad un altro pittore:

è la sola tela dove c'è... cuore.

*

*

*

La mia tela è come una sequenza:

prima o poco dopo, un altro momento.

E che ho colto come in dissolvenza:

ho impresso quel preciso movimento.

Perciò ho tacitato la mia coscienza,

ed ho disegnato sul firmamento.

Anche per me ho avuto compassione:

qui davanti ne ho la consolazione.

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60

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NATURA MORTA CON BIBBIA

Leggo ancora "La gioia di vivere":

le storie di famiglia d'Emile Zola.

Questa storia mi piace rileggere

perchè è naturalista e caposcuola:

entra nella società ch'è piacere,

e ne descrive la realtà sola.

Se c'è la malattia, se c'è male,

è logora la struttura sociale.

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Ed insomma le condizioni umane

da migliorarsi per emarginati

espanderebbero le usanze sane,

istruzione e bisogni limitati.

Ma sembrerebbero regole strane,

e se "principi" fossero adottati?

Il naturalista scrive la vita:

la parità non è mai esistita.

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Così questo libro è deteriorato

da questa mia lettura incessante.

E' dal contenuto che l'ho elevato

ad una Bibbia moderna e garante:

perchè si scrive dell'emarginato,

e chi ne vuole la discriminante.

Insomma socialismo che dà i frutti:

il sociale può appartenere a tutti.

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La mia cara Bibbia l'ho effigiata

e da libro aperto dovrebbe stare:

le pagine all'aria, c'è mai stata?

Senza...aprirla poterla consultare;

ma sarà mai stata consultata?

Dubito a ciò che devo rilevare,

e la religione in me ormai è stenta,

già una candela: l'ho dipinta spenta.

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*

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La Bibbia a quel capitolo aperta:

descrive dell'avvento del Messia.

Martire a salvare da fine certa

tutta l'umanità: libro di Isaia.

Letta,riletta,quella luce incerta,

è la più bella storia che ci sia.

Il clero a tenerla aperta non l'usa...

perché l'ignora ed è proprio chiusa.

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